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  • Lo standard a tempo pieno all’Australian National University è di quattro materie a semestre, cioè ventiquattro unità da sei ciascuna. Chi studia con un visto studentesco deve iscriversi a quel carico completo, poiché scendere sotto la soglia significa risultare in difetto di carico didattico. Alleggerire il semestre, quindi, non rientra fra le decisioni lasciate alla convenienza dello studente internazionale.
  • Chi non supera una materia può riscriversi in un semestre successivo, se la materia viene offerta, mentre il terzo tentativo richiede un’autorizzazione e il quarto non è ammesso. Il vincolo più stringente riguarda la progressione accademica: due esiti negativi sulla stessa materia comportano un richiamo formale, e al terzo lo studente viene valutato per l’esclusione dall’ateneo. Chi si ferma appena sotto la sufficienza riceve però una prova supplementare.
  • Il voto si compone lungo tutto il semestre attraverso più prove distribuite nei mesi di corso. L’interrogazione orale non è la forma ordinaria di valutazione: al suo posto ci sono presentazioni di gruppo, elaborati scritti da preparare a casa e prove scritte in aula. Il supporto passa dai tutor di ogni materia, che ricevono negli orari d’ufficio, e da gruppi di studio e lezioni di recupero per le discipline scientifiche.

Quattro materie per volta, una bocciatura che si recupera e una seconda che invece pesa, il voto costruito lungo tutta la sessione e nessuna interrogazione che decida da sola: come si studia davvero una volta arrivati a Canberra

Sei in aula il primo giorno di semestre e chi tiene il corso proietta il calendario delle prove.

Tre consegne, una presentazione di gruppo, un esame finale.

Sono tutte lì, dal primo giorno, e contano tutte.

Fino a quel momento hai letto delle rette, dei requisiti d’ingresso, del campus e della città. Poi arrivi, ti siedi, e comincia la parte che nessuna brochure racconta: come si studia davvero, giorno per giorno, dentro un ateneo australiano.

In questa guida trovi come funziona un semestre all’Australian National University. Quante materie porti avanti insieme, che cosa succede se una non la superi, in che modo si forma il voto, che forma hanno le prove e a chi chiedi aiuto quando ti blocchi.

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Quattro materie per volta: com’è fatto un semestre

Il primo numero da tenere a mente è ventiquattro: sono le unità che compongono un semestre a tempo pieno alla ANU, e poiché ogni materia ne vale sei, il conto si chiude a quattro materie per volta. Lo trovi scritto sulla pagina che descrive il carico standard di ventiquattro unità a semestre, cioè quattro materie.

E se volessi alleggerire?

Se studi con un visto studentesco non puoi, perché l’ateneo è esplicito sull’obbligo di carico pieno per chi studia con un visto studentesco: scendere sotto le ventiquattro unità ti mette in difetto di carico didattico. Togliere una materia da un semestre pesante, quindi, non è una manovra che puoi decidere per conto tuo.

In Italia il carico te lo costruisci da solo, dal momento che metti a libretto quello che vuoi, ti presenti agli appelli che riesci a preparare e sposti a giugno o all’anno dopo tutto quello che a gennaio non sei riuscito a chiudere.

Qui il semestre è un blocco chiuso: quattro corsi che cominciano insieme e finiscono insieme, sicché tutto il problema si sposta sulla distribuzione del tempo fra materie che corrono in parallelo.

È meno libertà, e non c’è ragione di girarci intorno. Ma è anche meno arretrato che ti trascini dietro, e a tre anni di distanza la differenza si vede tutta.

Se non passi puoi ripetere, ed è la seconda volta che pesa

In Italia un esame andato male si ripete, e il tentativo sbagliato sparisce insieme a lui, perché il voto semplicemente non viene registrato: puoi ripresentarti senza che ne resti traccia da nessuna parte.

Alla ANU ripetere si può, e su questo le regole ANU su cosa succede quando una materia non si supera sono precise. Se non passi, ti riscrivi alla stessa materia in un semestre successivo, sempre che venga offerta. Per il terzo tentativo serve un’autorizzazione. Il quarto non è ammesso.

E allora dov’è il vincolo?

Sta da un’altra parte, e si chiama progressione accademica.

Bocciare due volte la stessa materia significa non mantenere il progresso accademico che l’ateneo richiede, sicché la prima volta in cui la tua progressione risulta insufficiente scatta un richiamo formale, e al terzo esito negativo la tua posizione viene valutata per l’esclusione dall’università.

Guardala per quello che è, cioè una scala: una materia non superata non ti chiude niente, la stessa materia non superata due volte ti fa entrare in una procedura, e alla terza è quella procedura a decidere se resti.

C’è però un gradino prima della caduta, e conviene conoscerlo. Il regolamento sulla valutazione prevede che chi chiude una materia fra il quarantacinque e il quarantanove per cento riceva una prova supplementare: sei sotto la sufficienza, ma hai ancora un colpo da giocare nella stessa sessione. Sotto il quarantaquattro quel colpo non c’è.

In Italia una materia andata male ti costa tempo. Alla ANU entra in un conteggio che l’ateneo tiene aperto su di te, e nessuno lo chiude al posto tuo.

Non serve leggerlo come una minaccia. Serve per capire come si organizza chi ci studia sul serio, cioè cominciando a lavorare dalla prima settimana, consegnando le cose quando vanno consegnate e chiedendo aiuto molto prima dell’ultimo mese.

Parco pubblico in una cittadina australiana | LAE Educazione Internazionale

Il voto si costruisce in tre mesi, non in un giorno

A metà semestre hai già consegnato due volte e parlato una volta davanti alla classe, e quei tre risultati sono già dentro il tuo voto finale.

Una materia alla ANU prevede di norma tre o quattro prove più piccole distribuite lungo il semestre, e poi un esame finale. Le prove piccole possono essere un elaborato da consegnare, una presentazione, un test intermedio, e ognuna si porta dietro la sua fetta di valutazione. Il regolamento fissa anche un minimo: ogni corso deve prevedere almeno due prove, salvo che si tratti di una tesi o di un progetto approvato dalla facoltà.

Questo cambia il peso della giornata dell’esame: la prova finale conta, però non decide da sola, tanto che in teoria puoi non superarla e uscire lo stesso dalla materia con un voto sufficiente, dal momento che il lavoro dei mesi precedenti è già stato pesato e nessuno può toglierlo dal conto.

E il rovescio?

Che la settimana miracolosa non esiste. Non puoi ignorare un corso per mezzo semestre e recuperare tutto alla fine chiudendoti in biblioteca, dato che quello che hai lasciato indietro per strada è già diventato voto.

L’interrogazione all’italiana non c’è: cosa la sostituisce

Sì, hai letto bene.

Se vieni da un’università italiana, questa è probabilmente la riga che ti cambia di più la prospettiva. Da noi l’orale è il centro del sistema: ti siedi davanti a chi tiene il corso, e tutto dipende da come rispondi in quel momento.

Alla ANU quel momento non ha lo stesso peso. Le prove orali esistono, il regolamento le contempla fra i formati possibili e in certi corsi le incontrerai: quello che non trovi è l’interrogazione che da sola decide l’esito di una materia. La voce conta, ma conta insieme al resto.

Le forme che incontrerai più spesso sono tre, e le trovi tutte e tre nello stesso semestre.

Le presentazioni di gruppo si tengono davanti ai docenti e ai compagni di corso, quindi la voce la usi eccome, ma la usi su un lavoro preparato insieme ad altri e provato prima.

Gli assignments sono elaborati scritti che prepari a casa, con il tempo davanti per documentarti, rileggere e correggere.

Gli esami scritti in aula mescolano domande a scelta multipla e domande aperte.

Se l’orale ti ha sempre messo ansia, questo sistema ti premia. Se invece davanti al professore ti sei sempre salvato parlando, conviene che tu lo sappia prima di partire: ad ANU il voto lo prendono soprattutto le cose che consegni.

Il tutor, gli orari d’ufficio e le lezioni di recupero

Sei fermo sullo stesso passaggio di algebra da un pomeriggio intero e la lezione successiva è ancora lontana.

E allora a chi la fai, la domanda?

Ogni materia ha un course convenor, che è la persona che tiene le lezioni e risponde del corso. Accanto a lui, però, ci sono i tutor, ed è con loro che parlerai più spesso: ricevono negli orari d’ufficio, cioè fasce settimanali in cui puoi presentarti senza appuntamento, e in molti casi restano raggiungibili anche fuori da quelle fasce.

Per le materie scientifiche l’ateneo aggiunge qualcosa in più: gruppi di studio e lezioni di recupero sugli argomenti che ogni anno mettono in difficoltà più studenti, l’algebra e la chimica in testa.

Quello che conta, in tutto questo, è che la disponibilità sta a calendario. Ci sono orari pubblicati e persone il cui lavoro è rispettarli, sicché chiedere aiuto smette di essere un favore che strappi a qualcuno e diventa un servizio che stai già pagando con la retta.

Chiamare il professore per nome

Il primo giorno chiamerai chi insegna con il suo nome di battesimo, e nessuno alzerà un sopracciglio.

La formalità alla ANU è ridotta al minimo, e vale anche al primo anno di triennale, quando in Italia saresti ancora una matricola che riempie l’email di formule di cortesia prima di arrivare alla domanda.

Il rovesciamento, però, è più profondo di come suona.

Chi insegna lavora per portarti a superare la materia, e non per selezionare in partenza una quota di studenti destinati a non passare: lo senti nel tono con cui ti rispondono quando ammetti che non hai capito, e lo senti nel fatto che ti trattano come un pari fin dalla prima settimana, senza aspettare che tu abbia dimostrato qualcosa.

È anche il loro interesse che tu ce la faccia, in un ateneo che il conto delle materie non superate lo tiene.

Un semestre così chiede più costanza di quanta ne serva per superare un esame italiano a settembre. In cambio ti toglie di dosso la cosa peggiore dell’università in Italia: l’arretrato che cresce alle spalle e la sensazione di non essere mai in pari con niente.

Leggi anche: University of Melbourne: la guida che ti serve prima di partire

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Come funziona un semestre all’Australian National University: domande frequenti

Si possono ripetere gli esami nelle università australiane?

All’Australian National University una materia non superata si può riprendere in un semestre successivo, purché venga offerta. Il terzo tentativo richiede un’autorizzazione e il quarto non è ammesso. Il limite più rilevante riguarda però la progressione accademica, poiché due esiti negativi sulla stessa materia comportano un richiamo formale, e al terzo la posizione dello studente viene valutata per l’esclusione.

Come funziona la valutazione?

Il voto si compone lungo tutto il semestre. Ogni corso prevede per regolamento almeno due prove, e di norma sono tre o quattro le verifiche intermedie, fra elaborati scritti, presentazioni e test, seguite da un esame finale. Chi chiude una materia fra il quarantacinque e il quarantanove per cento riceve inoltre una prova supplementare.

Esistono gli esami orali?

Le prove orali rientrano fra i formati di valutazione previsti dal regolamento dell’ateneo, ma non nella forma dell’interrogazione che determina da sola l’esito di una materia. Le modalità più diffuse restano le presentazioni di gruppo davanti a docenti e studenti, gli elaborati scritti preparati a casa e le prove scritte in aula, che combinano domande a scelta multipla e domande aperte.