In questo articolo si parla di…

  • La University of Sydney conta circa settantamila iscritti, di cui circa trentamila arrivano da fuori dell’Australia, e riceve studenti internazionali da oltre cent’anni. I servizi di accoglienza sono attivi già al momento dell’arrivo e comprendono un programma di benvenuto con attività di orientamento, le informazioni pratiche per muoversi fra edifici e uffici e alcune occasioni organizzate per conoscere altri studenti appena atterrati.
  • L’ateneo non si caratterizza per un rapporto docenti-studenti unico, perché la dimensione dei gruppi cambia molto fra una facoltà e l’altra e fra un tipo di attività e l’altro. I lavori di progetto riuniscono gruppi di dieci-venti studenti, mentre le lezioni frontali delle materie più richieste si tengono in aule da oltre cento posti.
  • L’alloggio si trova dentro il campus, nelle residenze universitarie e nei residential college, oppure in città con l’assistenza dell’ateneo. Il sostegno allo studio è gratuito per tutti gli iscritti e copre lingua accademica e matematica, mentre consulenza sul piano di studi, colloqui individuali, sostegno psicologico e assistenza sanitaria restano disponibili per l’intera durata degli studi.

Alloggio, orientamento, tutoraggio e supporto psicologico dentro un ateneo da settantamila persone, dal giorno dell’atterraggio fino alla laurea

La valigia è ancora aperta sul pavimento. La stanza ha un odore che non riconosci, le lenzuola non sono le tue, e dietro la finestra c’è una città che finora hai visto solo in fotografia.

Domani cominci. Sai il nome del corso e forse il nome dell’edificio, e questo è tutto quello che sai.

Poi c’è l’altra cosa, quella che a casa hanno detto ad alta voce il giorno prima della partenza. Settantamila studenti sono tanti. In un posto di quelle dimensioni, chi si accorge di te?

La University of Sydney riceve studenti da fuori dell’Australia da oltre cent’anni, e un secolo è tempo sufficiente per imparare che cosa serve davvero nella prima settimana, al primo esame scritto in una lingua che non è la tua, nel primo mese in cui nessuno ti chiama per nome.

Qui sotto trovi le dimensioni vere delle aule in cui ti siederai, dove puoi dormire dentro e fuori dal campus, che cosa succede nei giorni dell’arrivo e chi ti segue quando qualcosa smette di funzionare, dall’inglese accademico alla testa che a un certo punto si stanca.

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Cent’anni di persone arrivate da fuori

Su circa settantamila iscritti, circa trentamila vengono da un altro paese. È una proporzione che cambia il modo in cui l’università è fatta, perché un ateneo dove lo studente straniero è una presenza quotidiana costruisce i propri servizi intorno a lui invece di aggiungerli in fondo.

L’istituto che ti accoglie ha visto arrivare le stesse valigie per più di un secolo. Le domande che ti sembrano tue e imbarazzanti, quelle che a diciannove anni non vuoi fare per non sembrare quello che non capisce niente, in quegli uffici sono arrivate migliaia di volte e hanno già una risposta pronta.

Tienilo a mente quando il primo istinto sarà cavartela da solo per non disturbare nessuno.

Diventi un numero? Dipende da che stanza

La University of Sydney non pubblica un rapporto docenti-studenti unico, e la ragione è che quel numero cambia troppo da una facoltà all’altra, da un corso all’altro e perfino fra due attività dello stesso corso. Una media sola coprirebbe la differenza invece di raccontarla.

Nella stessa settimana ti puoi trovare in due aule molto diverse.

Una ha quindici sedie intorno a un tavolo. È il lavoro di progetto, dove il docente sa come ti chiami entro la seconda lezione e dove non puoi startene zitto, perché in un gruppo così piccolo il silenzio si nota.

L’altra è un anfiteatro da oltre cento posti, la lezione frontale di una delle materie più richieste, dove ti siedi con il portatile aperto e nessuno ti chiede niente.

Nessuna delle due è un difetto, perché servono a cose diverse. Conta invece sapere in quale delle due passerai la maggior parte delle ore, ed è la domanda da fare corso per corso prima di scegliere, molto più utile di qualsiasi media pubblicata.

Dove dormi, dentro e fuori dal campus

Le sistemazioni si dividono in due famiglie. Dentro il campus ci sono le residenze universitarie e i residential college, mentre fuori l’ateneo ti aiuta a cercare una stanza in città.

I residential college funzionano come una piccola comunità chiusa. La camera è arredata, i pasti sono tre al giorno e la lavanderia è compresa, il che nel primo mese significa una cosa concreta, cioè che mentre impari dove si comprano le lenzuola e come funziona il trasporto pubblico non devi anche imparare a cucinare.

Una differenza pratica va segnata in agenda, perché la domanda al college si presenta direttamente al college, con una procedura separata da quella di iscrizione al corso. Sono due pratiche distinte e hanno tempi propri, quindi conviene avviarle insieme e non una dopo l’altra.

Le alternative sono raccolte tutte nella pagina dell’ateneo che elenca le opzioni di alloggio dentro e fuori il campus.

Le prime settimane hanno già un programma

Quando arrivi, l’università ha già scritto la tua agenda. C’è un programma di benvenuto con attività di orientamento, le informazioni pratiche per muoverti fra edifici e uffici, e una serie di occasioni costruite apposta perché tu conosca altre persone che sono atterrate nei tuoi stessi giorni.

Quei primi giorni pesano sul semestre intero. Le amicizie che ti tengono a galla quando il carico di lavoro si fa pesante nascono spesso lì, in una stanza dove qualcuno ha costruito apposta un motivo per parlarsi. Chi salta l’orientamento perché è stanco del fuso orario recupera lo stesso, ma ci mette molto più tempo.

Se l’inglese accademico o la matematica ti mettono in difficoltà

L’inglese con cui ordini un caffè e l’inglese con cui scrivi un saggio accademico non sono la stessa lingua. Il secondo ha regole di struttura, di citazione e di registro che nessuno ti ha insegnato al liceo, e il fatto che il tuo certificato linguistico sia in ordine non ti prepara a scriverlo.

Per questo esiste il Learning Hub, ed è gratuito per tutti gli iscritti. Ci trovi consulenze e laboratori sulla scrittura accademica e sulla comunicazione orale, e un centro dedicato alla matematica per chi arriva da una preparazione diversa da quella che il corso dà per scontata.

C’è anche uno sportello che funziona senza appuntamento, al terzo piano della biblioteca Fisher. Ti presenti nel primo pomeriggio con la bozza aperta sul portatile, aspetti il tuo turno seduto lì fuori, e quando esci sai perché quel paragrafo non funzionava. Nessuno ti chiede se il problema è grave abbastanza da giustificare la visita.

Tutti i dettagli stanno sulla pagina che descrive il servizio gratuito di supporto su lingua accademica e matematica.

Facoltà di medicina dell'università di sydney | LAE Educazione Internazionale

Chi ti segue quando il problema non è una materia

Il sostegno accademico va oltre i compiti. Puoi sederti con qualcuno a pianificare il piano di studi, farti consigliare quali materie tenere insieme nello stesso semestre e quali no, chiedere un colloquio individuale quando una scelta ti sembra più grande di te.

Poi c’è la parte di cui si parla meno. I servizi di benessere e il sostegno psicologico esistono perché in un’esperienza di questo tipo il momento difficile arriva quasi a tutti, e arriva raramente nella settimana in cui te lo aspetti. L’assistenza sanitaria completa il quadro, per le cose banali e per quelle che banali non sono.

Questi servizi restano aperti per tutta la durata degli studi. Al terzo anno sono ancora lì, anche se ormai la città la conosci e la valigia l’hai svuotata da un pezzo.

Leggi anche: Vivere a Sydney da studente: una breve guida per te

Chi prepara la partenza, prima che l’ateneo ti accolga

Tutto quello che hai letto qui sopra comincia dopo l’atterraggio. La parte che viene prima, cioè scegliere il corso giusto, mettere insieme i documenti e non sbagliare una scadenza, la puoi affrontare insieme a noi.

LAE Educazione Internazionale è l’unica agenzia italiana che rappresenta ufficialmente tutte le quarantatré università australiane, con vent’anni di esperienza alle spalle e quarantacinque uffici in quindici paesi. È certificata dal Dipartimento di Immigrazione e Cittadinanza e dal Dipartimento di Educazione del governo australiano, con qualifica QEAC.

Il servizio è completamente gratuito per te e per la tua famiglia. Nella pratica di iscrizione la certificazione dei documenti accademici richiesti dall’ateneo è compresa e non si paga, e con l’iscrizione tramite LAE molte università non applicano nemmeno l’application fee.

Scrivici qui e comincia a costruire il calendario della tua partenza: la prima settimana a Sydney si prepara mesi prima di atterrare.


Arrivare a Sydney da soli: domande frequenti

Le classi dell’Università di Sydney sono affollate?

Dipende dall’attività. I lavori di progetto si svolgono in gruppi di dieci-venti persone, mentre le lezioni frontali delle materie più richieste riempiono aule da oltre cento studenti. L’ateneo non pubblica un rapporto docenti-studenti unico, perché la variabilità fra facoltà, corsi e tipi di attività è troppo alta perché una media sola dica qualcosa di utile al singolo iscritto.

Dove alloggiano gli studenti internazionali?

L’ateneo mette a disposizione residenze universitarie e residential college dentro il campus, e assiste anche nella ricerca di un alloggio in città. I college comprendono camera arredata, tre pasti al giorno e servizio di lavanderia, e si richiedono con una domanda diretta al college, separata dalla procedura di iscrizione al corso e con tempi propri.

Esiste un supporto per chi fatica con l’inglese accademico?

Sì, ed è gratuito per tutti gli iscritti. Il Learning Hub organizza consulenze e laboratori su scrittura accademica e comunicazione orale, e dispone di un centro dedicato alla matematica. Nella biblioteca Fisher funziona inoltre uno sportello al quale ci si presenta senza appuntamento, utile quando il dubbio riguarda un singolo elaborato in corso.