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  • Il master a corsi segue un calendario di materie ed esami, come un MBA, che di solito dura poco più di un anno; la durata degli altri master a corsi cambia da programma a programma. Il master di ricerca e il dottorato si fondano invece su una tesi seguita da un supervisore, con cui lo studente sviluppa il progetto insieme ad altri docenti dell’ateneo. Il master di ricerca dura fra uno e due anni, il dottorato tre anni e mezzo a tempo pieno.
  • L’accesso a un indirizzo di ricerca è possibile anche subito dopo la laurea triennale, a condizione che il piano di studi precedente includa almeno sei mesi di lavoro di tesi seguiti da un relatore. Un’esperienza di ricerca pregressa e dimostrabile è un requisito di ammissione per tutti i corsi di ricerca, e per chi ha un visto studente il dottorato si segue solo a tempo pieno.
  • La domanda richiede un supervisore che abbia accettato per iscritto di seguire il progetto, due lettere di referenza e un progetto di ricerca di norma entro le duemila parole, messo a punto con il supervisore prima dell’invio. Per la Law School e la Business School la procedura è rovesciata, perché prima si presenta la domanda e il supervisore viene assegnato dopo. L’intera procedura richiede in media tre o quattro mesi.

Le differenze fra un master a corsi, un master di ricerca e un dottorato, e i passaggi concreti della domanda, dal supervisore al progetto di ricerca

A Sydney un master può somigliare a un MBA fatto di lezioni ed esami, oppure può essere un master di ricerca o un dottorato, costruiti intorno a una tesi che sviluppi insieme a un supervisore, e quel supervisore devi trovartelo da solo prima ancora di presentare la domanda.

La differenza fra i due mondi la senti nelle settimane che precedono la candidatura. Apri la casella di posta la mattina e accanto ai nomi dei professori a cui hai scritto non c’è nessuna risposta, la richiudi la sera nella stessa condizione. Il giorno dopo scendi di una riga nella lista che ti sei costruito dentro la banca dati dei profili accademici, e cambi due frasi al messaggio perché quel docente lavora su qualcosa di leggermente diverso. Chi nello stesso periodo si iscrive a un master a corsi, invece, sta guardando un calendario di materie e una data di inizio.

Il dubbio che blocca quasi tutti arriva prima ancora della lista dei nomi, perché non è chiaro se la propria laurea apra o no la porta della ricerca. Per bussare non serve la magistrale, ma serve avere lavorato a una tesi per almeno sei mesi sotto la guida di un relatore, anche dentro un corso triennale, e senza quell’esperienza la domanda non è ammissibile.

Qui sotto trovi la differenza reale fra i tre indirizzi, cosa succede prima ancora di presentare la domanda, come si cerca il supervisore e si costruisce il progetto di ricerca, perché legge ed economia seguono un ordine rovesciato rispetto al resto dell’ateneo, e quanto tempo serve per arrivare pronto alla scadenza.

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A corsi o per ricerca: due modi diversi di studiare

Il primo bivio si apre già in base al nome del corso. Un master a corsi funziona come un MBA, con un calendario di materie da seguire, esami da sostenere e un titolo che, nel caso dell’MBA, arriva in poco più di un anno e pesa soprattutto per la formazione professionale che porta con sé. Un master di ricerca e un dottorato mettono invece al centro una tesi che costruisci con un supervisore, e intorno a quella tesi si muovono gli incontri periodici e la discussione del progetto con altri docenti dell’ateneo.

Il metodo cambia, e con esso cambia il traguardo. Chi sceglie il master a corsi cerca una competenza spendibile subito sul mercato del lavoro, mentre chi sceglie la ricerca vuole costruire qualcosa che prima non esisteva, un contributo che porta la propria firma. Sapere in anticipo a quale dei due obiettivi appartieni evita di candidarti al corso sbagliato, perché i requisiti di ammissione cambiano in modo netto da un binario all’altro.

Master di ricerca e dottorato: quanto durano, e serve la magistrale?

Il master di ricerca dura fra uno e due anni, mentre il dottorato dura di norma tre anni e mezzo a tempo pieno. Per chi arriva con un visto studente il dottorato a Sydney si affronta solo a tempo pieno, dal momento che per questa categoria di studenti l’opzione del tempo parziale non è disponibile.

Sulla magistrale la regola è meno rigida di quanto sembri all’inizio, perché puoi accedere a un indirizzo di ricerca anche subito dopo la triennale, a patto che il tuo piano di studi precedente comprenda almeno sei mesi di lavoro di tesi svolti sotto la guida di un relatore. Quel semestre di tesi, tenuto in un angolo del curriculum triennale, diventa la prova che sai già cosa significa condurre una ricerca. È quello che l’ateneo chiede a chiunque bussi alla porta di un master di ricerca o di un dottorato, cioè un’esperienza pregressa e dimostrabile, non necessariamente accumulata durante una magistrale.

Il rovescio della medaglia va detto con chiarezza, perché quell’esperienza non è un elemento a favore ma un requisito. Chi arriva da un corso di laurea in cui non ha mai lavorato a una tesi seguita da un relatore non parte svantaggiato, semplicemente non ha i titoli per candidarsi a un indirizzo di ricerca. La strada che gli resta passa da un master a corsi, oppure da un percorso che quell’esperienza gliela procuri.

Trovare il supervisore prima di candidarsi

Il supervisore non te lo assegna nessuno, e lo cerchi tu dentro la banca dati dei profili accademici dell’ateneo, contattandolo via email con l’idea di ricerca che vuoi sviluppare. Il conto dei giorni passa così, un messaggio alla volta, prima ancora che la domanda vera e propria abbia inizio.

Quando una risposta arriva, la corsa cambia forma, perché la domanda porta con sé due documenti che non si improvvisano, cioè la prova scritta che un supervisore principale ha accettato di seguirti e due lettere di referenza compilate sui moduli dell’università. Senza la prima, queste ultime non servono a niente, poiché nessun indirizzo di ricerca parte senza qualcuno disposto a guidarlo. Intanto i moduli di referenza vanno mandati in Italia, a professori che li devono compilare per te.

I passaggi ufficiali della domanda per un percorso di ricerca restano il riferimento più preciso su moduli, ordine di invio e documenti richiesti, utile da tenere aperto fin dalla prima email che scrivi a un supervisore.

Studente che prepara il proprio progetto di ricerca | LAE Educazione Internazionale

Il progetto di ricerca: duemila parole ben spese

Il progetto di ricerca si scrive di norma entro le duemila parole, e in quello spazio devi far stare la domanda che vuoi indagare, il metodo con cui pensi di affrontarla e il motivo per cui quell’argomento merita tre anni e mezzo della tua vita. Bastano duemila parole scritte bene per convincere chi legge che il progetto sta in piedi da solo, prima ancora di conoscerti.

Quel documento lo metti a punto insieme al supervisore prima dell’invio, versione dopo versione, finché l’idea che avevi in testa diventa un testo che qualcun altro può leggere e valutare. Nasce a quattro mani, e la versione finale porta i segni di ogni scambio avuto lungo la strada, ogni frase aggiunta o tolta dopo un confronto.

La guida dell’ateneo alla stesura del progetto di ricerca spiega la struttura attesa e gli errori più comuni da evitare, un punto di partenza più concreto di un foglio bianco.

Legge ed economia funzionano al contrario

Per la Law School e per la Business School l’ordine si ribalta, perché prima presenti la domanda e poi l’ateneo ti assegna un supervisore in base al progetto che hai proposto. Chi punta a uno di questi due indirizzi può saltare le settimane passate a scrivere email a nomi trovati nella banca dati. Il tempo si sposta sulla scrittura del progetto, che qui pesa ancora di più, perché insieme al rendimento accademico precedente è ciò su cui l’ateneo giudica la candidatura prima di assegnare un supervisore.

Vale la pena controllare a quale categoria appartiene il proprio corso prima di mettersi a cercare un nome da contattare, perché il tempo speso a inseguire un supervisore per un indirizzo di Legge o di Economia è tempo speso nella direzione sbagliata.

Tre o quattro mesi: quando iniziare a muoversi

Fra la prima email a un supervisore e la domanda completa passano di norma tre o quattro mesi, il tempo che serve a trovare chi ti segue e a raccogliere i documenti richiesti. Conviene fare il calcolo all’indietro, partendo dalla scadenza che interessa e sottraendo almeno un trimestre, invece di muoversi quando la scadenza è già vicina.

Le pubblicazioni non sono un requisito, anche se contano come vantaggio quando ci sono, mentre pesano di più il rendimento accademico degli anni precedenti e la qualità del progetto scritto insieme al supervisore. Chi arriva senza articoli pubblicati alle spalle può candidarsi comunque, e compensa con i voti e con la qualità del progetto, che pesano più delle pubblicazioni.

Tre o quattro mesi di anticipo sono il tempo minimo perché una risposta arrivi, un progetto venga rivisto più volte e i documenti siano pronti tutti insieme, invece che rincorsi uno alla volta nell’ultima settimana utile.

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Chi si occupa della pratica di iscrizione, mentre tu costruisci il progetto

Il supervisore lo cerchi tu, il progetto di ricerca lo scrivi insieme a chi ti seguirà: sono le due parti che restano nelle tue mani, e nessuna agenzia può occuparsene al posto tuo. Quello che LAE Educazione Internazionale alleggerisce è il resto della pratica di iscrizione, con un servizio completamente gratuito.

La nostra agenzia ti assiste nella pratica di iscrizione e certifica gratuitamente i documenti accademici richiesti dall’ateneo, un passaggio che altrimenti richiede tempo e attenzione a chi lo affronta da solo, per la prima volta e a distanza. Con l’iscrizione tramite LAE, peraltro, molte università non applicano l’application fee, un risparmio concreto che si somma al resto.

Contatta oggi LAE Educazione Internazionale per la parte pratica della domanda, una volta che supervisore e progetto sono pronti.


Master o dottorato di ricerca a Sydney: domande frequenti

Posso fare il dottorato a Sydney subito dopo la triennale?

Sì, il dottorato è aperto anche a chi ha soltanto la laurea triennale, purché il percorso di studi precedente comprenda un’esperienza di ricerca dimostrabile, cioè almeno sei mesi di lavoro di tesi svolti sotto la guida di un relatore. Senza quell’esperienza la candidatura non è ammissibile, indipendentemente dai voti ottenuti.

Devo avere pubblicazioni?

No, le pubblicazioni non sono un requisito d’accesso ai corsi di ricerca. Contano come elemento a favore quando la candidatura le include, ma il peso maggiore nella selezione va al rendimento accademico degli anni precedenti e alla qualità del progetto di ricerca presentato insieme al supervisore.

Quanto dura la procedura di candidatura?

In media dai tre ai quattro mesi, calcolati dal primo contatto con un possibile supervisore fino all’invio della domanda completa. Il tempo serve a trovare la persona giusta, ottenerne l’accordo scritto, mettere a punto insieme il progetto di ricerca e raccogliere le due lettere di referenza richieste dai moduli dell’università.